Il borgo di Castelsardo con le case colorate sul pendio del promontorio e il Castello dei Doria in cima, sotto un cielo azzurro
Castelsardo e il Castello dei Doria — foto: Holger Uwe Schmitt · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Da molti punti del Golfo dell'Asinara lo si riconosce subito: un promontorio che si alza dal mare, le case colorate strette una all'altra lungo il pendio e, in cima, le mura di un castello. È Castelsardo, a circa 20 km da Viddalba, uno dei borghi più fotografati della Sardegna settentrionale e inserito nel club de "I Borghi più belli d'Italia". Merita una giornata intera, o almeno un lungo pomeriggio che finisca con il tramonto visto dai bastioni.

Un borgo con tre nomi

La storia di Castelsardo si legge già nei suoi nomi. Nel Medioevo si chiamava Castelgenovese: era la roccaforte della famiglia genovese dei Doria, che nel corso del Duecento aveva esteso i suoi possedimenti nel nord dell'isola. A lungo si è ripetuto che il castello fosse stato fondato nel 1102, ma quella data nasce da un'interpretazione errata di uno storico del Cinquecento: la prima menzione documentata risale al 1272 e gli studi collocano la costruzione nella seconda metà del XIII secolo.

Per un breve periodo il castello fu anche residenza di Brancaleone Doria e di sua moglie Eleonora d'Arborea, la giudicessa più celebre della storia sarda. Dopo la conquista aragonese, nel 1448, il borgo divenne una piazzaforte strategica e prese il nome di Castel Aragonese; infine, nel Settecento, sotto i Savoia, assunse il nome attuale di Castelsardo.

Il Castello dei Doria e il Museo dell'Intreccio Mediterraneo

Il punto più alto del borgo è occupato dal Castello dei Doria, che oggi ospita il Museo dell'Intreccio Mediterraneo (MIM). Il percorso si sviluppa in nove sale su due livelli: al piano inferiore si scoprono soprattutto le tecniche di lavorazione, a quello superiore gli ambiti d'uso degli oggetti. In esposizione ci sono manufatti realizzati intrecciando fibre vegetali, provenienti dalla Sardegna e da altri Paesi del Mediterraneo: oggetti della vita quotidiana, contenitori per i prodotti agricoli, attrezzi da pesca, oggetti legati alla sfera magica e religiosa.

Fra i pezzi più curiosi c'è su fassoi, l'imbarcazione tradizionale degli stagni di Cabras e Santa Giusta, costruita con fieno palustre, cordame e canne. Ma il cuore del museo è l'intreccio di Castelsardo: corbule, cestini, setacci, crivelli. Non è una tradizione chiusa in una teca: passeggiando per i vicoli è ancora possibile incontrare le intrecciatrici che, sulla soglia di casa, lavorano palma nana, giunco e rafia. Dall'alto del castello, poi, lo sguardo corre su tutto il golfo.

La cattedrale di Sant'Antonio Abate

Scendendo verso il mare si arriva alla concattedrale di Sant'Antonio Abate, affacciata a strapiombo sulla scogliera. La chiesa, in stile gotico-catalano, ha una navata unica a croce latina. Il suo simbolo è il campanile, ricavato da un'antica torre della cinta muraria e coronato da una cupola rivestita di maioliche colorate, che brilla al sole e si riconosce da lontano.

All'interno, sull'altare maggiore, si trova la Madonna in trono con il Bambino, dipinta nel XV secolo dall'artista noto come Maestro di Castelsardo: faceva parte di un retablo smembrato, e altri pannelli dello stesso pittore sono custoditi nel museo allestito nelle cripte della cattedrale. È una visita breve ma intensa, da non saltare.

Passeggiare nel centro storico

Il bello di Castelsardo è perdersi. Il centro storico è un intreccio di vicoli in salita, scalinate, archi e piccole piazze, racchiuso dalle antiche mura con i loro bastioni. Qualche consiglio per godervelo:

  • salite a piedi fino al castello, fermandovi lungo le mura per guardare il mare;
  • cercate la chiesa di Santa Maria, legata ai riti della Settimana Santa;
  • scegliete le ore più fresche: in piena estate il borgo è molto frequentato e le salite si sentono;
  • indossate scarpe comode, perché il selciato e le scale sono parte dell'esperienza.

Il Lunissanti

Se capitate da queste parti in primavera, informatevi sul Lunissanti, il Lunedì Santo di Castelsardo, il giorno più importante della Settimana Santa. Tradizionalmente, dopo la messa del mattino nella chiesa di Santa Maria, i confratelli della Confraternita di Santa Croce portano in processione i "Misteri", i simboli della Passione, accompagnati da tre cori che cantano il Miserere, lo Stabat e il Jesus, fino alla basilica di Nostra Signora di Tergu. La sera, con le luci del borgo spente, la processione rientra fra i vicoli illuminata solo da torce e candele. Date e programma vanno sempre verificati sui canali ufficiali del Comune e della confraternita.

Sulla strada: la Roccia dell'Elefante

Andando verso Castelsardo, lungo la strada statale 134 in località Multeddu, fermatevi alla Roccia dell'Elefante, a circa 16 km dalle case: un grande masso di trachite rossastra che l'erosione ha modellato fino a farlo sembrare proprio un elefante. Nel masso sono scavate due domus de janas, tombe scavate in epoca preistorica; dal 2025 fa parte del sito UNESCO dedicato alle domus de janas della Sardegna. Poco fuori dal centro c'è anche la spiaggia di Lu Bagnu, per chi vuole chiudere la giornata con un bagno.

Castelsardo si raggiunge comodamente in auto dalle case di Viddalba: trovate le informazioni su entrambe nella pagina Le ville. Prima di andare, controllate sul sito ufficiale del Museo dell'Intreccio e sui canali del Comune eventuali aperture, chiusure e aggiornamenti sulle visite a castello e cattedrale.

Dormire vicino a Castelsardo

Villa Jolies si trova nella campagna di Viddalba, a circa 20 km da Castelsardo, con vista sul Golfo dell'Asinara. Due case indipendenti, prenotabili separatamente o insieme per gruppi fino a 15 ospiti.