La Roccia dell'Elefante, masso vulcanico a forma di elefante con la proboscide, sul ciglio della strada fra colline verdi
Roccia dell'Elefante, Castelsardo — foto: Gianni Careddu · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

L'Anglona è una piccola regione storica del nord-ovest della Sardegna, compresa fra il Golfo dell'Asinara, la valle del Coghinas e le colline dell'interno. Non ha l'aria di un grande museo a cielo aperto, eppure lo è: in pochi chilometri si incontrano tombe scavate nella roccia nel Neolitico, torri nuragiche, pozzi sacri e necropoli romane. È un territorio che si scopre lentamente, in auto, fermandosi ai bordi delle strade di campagna. Ecco da dove cominciare.

Le domus de janas, "case delle fate"

Le domus de janas sono tombe ipogeiche, cioè scavate nella roccia, realizzate dalle comunità prenuragiche della Sardegna. Il nome, in sardo, significa "case delle fate" (o delle streghe): per secoli la tradizione popolare ha immaginato che quelle piccole stanze fossero abitate da minuscoli esseri magici. Nel luglio 2025 l'UNESCO ha iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale la tradizione funeraria nella preistoria della Sardegna, con le domus de janas come protagoniste.

La Roccia dell'Elefante

Fra i siti inclusi nel riconoscimento c'è la Roccia dell'Elefante, a circa 16 km da Viddalba, lungo la strada statale 134 che da Castelsardo porta verso Sedini e Perfugas, in località Multeddu. È un masso di roccia vulcanica alto circa quattro metri, staccatosi in epoche remote dal vicino Monte Castellazzu, a cui l'erosione ha dato una forma sorprendente: un elefante con la proboscide abbassata. In sardo era conosciuta come Sa Pedra Pertunta, "la pietra forata".

Al suo interno si trovano due domus de janas scavate su livelli diversi, probabilmente nel Neolitico finale, fra il 3200 e il 2800 a.C. circa. Nella tomba inferiore, articolata in più vani, sono scolpite in rilievo delle protomi taurine, cioè teste di toro stilizzate con le corna a mezzaluna, un motivo ricorrente nell'arte funeraria prenuragica. La roccia è proprio sul ciglio della strada: fermatevi solo negli spazi di sosta e fate attenzione al traffico.

La domus de janas di Sedini

A Sedini una grande domus de janas si apre nella roccia lungo la via principale del paese. La sua storia è straordinaria: dopo millenni come tomba, fra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento è stata usata come prigione, poi come abitazione, e oggi ospita un museo etnografico.

Nuraghi e pozzi sacri

Con l'età del Bronzo arrivano i nuraghi, le torri in pietra simbolo della civiltà nuragica. L'Anglona ne conserva moltissimi: il solo territorio di Perfugas ne conta circa sessanta. Anche a Viddalba sono documentati nuraghi e un villaggio nuragico.

  • Nuraghe Lu Paddru, a Sedini: considerato il sito nuragico più interessante del territorio comunale, conserva ambienti interni e i resti del villaggio che lo circondava.
  • Pozzo sacro di Predio Canopoli, a Perfugas: si trova nel centro storico e fa parte di un complesso nuragico. È un raffinato esempio di tempio legato al culto delle acque, di grande valore tecnico e artistico.
  • Museo archeologico e paleobotanico di Perfugas: accanto ai reperti nuragici custodisce alcuni fra i più antichi manufatti in pietra trovati in Sardegna, risalenti al Paleolitico, e fossili vegetali delle foreste pietrificate dell'Anglona.

Viddalba e le stele "a specchio"

Il capitolo romano di questo racconto si legge al Museo Archeologico di Viddalba, a pochi minuti dalla campagna di Li Reni. Il museo documenta la storia del territorio dal Neolitico al Medioevo, con ceramiche delle culture di Ozieri e di Bonnanaro, materiali nuragici, monete e corredi funerari romani con gioielli in oro, argento e pasta vitrea.

Il vero tesoro, però, sono le stele funerarie "a specchio", rinvenute nella vicina necropoli di San Leonardo. Sono lastre di arenaria, rettangolari o trapezoidali, sulla cui faccia principale è scolpita una figura umana stilizzata, spesso incorniciata da un motivo a ramo di palma. Segnavano le tombe a incinerazione e sono datate fra la fine del I secolo a.C. e la prima età imperiale. Quei volti essenziali sono una produzione tipica di questo angolo di Sardegna: vere e proprie "fotografie" del passato.

Come organizzare la visita

  • Un itinerario comodo in una giornata: Museo di Viddalba al mattino, poi Perfugas e Sedini, e nel pomeriggio la Roccia dell'Elefante prima di scendere a Castelsardo.
  • Portate scarpe comode e acqua: alcuni siti sono all'aperto e senza ombra.
  • Non entrate nelle tombe dove è vietato e non toccate le superfici scolpite: sono fragili e protette.

Dopo una giornata di storia, la quiete della campagna di Viddalba è il modo migliore per rimettere in fila le emozioni: date un'occhiata alle due case e alle altre mete nella pagina Dintorni.

Prima di partire

Orari, aperture e visite guidate di musei e siti archeologici cambiano con le stagioni: verificateli sempre sui canali ufficiali dei comuni, sulla pagina del Museo di Viddalba e sul portale SardegnaTurismo.

Dormire nel cuore dell'Anglona

Villa Jolies e Villetta Ruja si trovano a Viddalba, a pochi minuti dal Museo Archeologico e a circa 16 km dalla Roccia dell'Elefante. Due case indipendenti per un massimo di 15 ospiti.